H. Bosh , particolare del trittico Il Giardino delle Delizie, olio su tavola, 1480-90 circa. Museo Del Prado, Madrid.

H. Bosch , particolare del trittico Il Giardino delle Delizie, olio su tavola, 1480-90 circa. Museo Del Prado, Madrid.

La pittura di Bosch è frutto di una visione complessa. Essa è di natura filosofico-religiosa, spirituale, onirica, ma non manca l’approccio scientifico per quanto riguarda l’impostazione prospettica e ottica della rappresentazione-narrazione. In questo senso G. Dorfles afferma che specialmente nelle ultime opere, Bosch inventa un tipo inedito di inquadratura che si può considerare in senso “cinematografico”. Nel Quattrocento in Olanda, patria del pittore, la Perspectiva naturalis indicava la scienza ottica e gli artisti facevano uso delle lenti per prepararsi alla pittura. Questo avviene perché il Rinascimento Europeo eredita una lunga tradizione medievale di studi sull’ottica che comprende anche gli studi e le interpretazioni filosofiche sulla natura della luce da S.Agostino a Plotino. L’Ottica infatti è stata per tutto il Medioevo fino al Quattrocento uno studio di carattere matematico e filosofico-spirituale che ha interessato sia i filosofi-scienziati che gli artisti. L’approccio al “vedere” degli artisti era uguale a quello di uno scienziato che esprimeva e sperimentava la realtà, talvolta l’ignoto, l’inafferrabile, attraverso l’arte pittorica. E’ questo il caso di Bosch che nel suo celebre trittico Il Giardino delle Delizie,va persino oltre i canoni del suo tempo e, come ricorda Dorfles, ”aggira l’ostacolo della spazialità rinascimentale legata al cubo scenografico”.

H. Bosh , particolare del trittico Il Giardino delle Delizie, olio su tavola, 1480-90 circa. Museo Del Prado, Madrid.

H. Bosch , particolare del trittico Il Giardino delle Delizie, olio su tavola, 1480-90 circa. Museo Del Prado, Madrid.

Descrivere la pittura di Bosch non ha senso, essa è già molto esplicita. Gli aspetti enigmatici riguardano solo la nostra difficoltà “culturale” mentre dovevano apparire chiarissimi ai suoi contemporanei. L’intento di Bosch è come per un regista cinematografico, assolutamente descrittivo,  educativo-divulgativo e in molti casi, perfino di denuncia, poiché riguarda la profondità dell’anima con i suoi difetti innati, raccontata a partire dalle esperienze quotidiane, ma enfatizzata in fase onirica/spirituale.

H. Bosh , particolare del trittico Il Giardino delle Delizie, olio su tavola, 1480-90 circa. Museo Del Prado, Madrid.

H. Bosch , particolare del trittico Il Giardino delle Delizie, olio su tavola, 1480-90 circa. Museo Del Prado, Madrid.

Così come si verifica nei sogni, simboli e assenza di confini spazio-temporali, ci avvicinano allo stato di immaterialità di cui è fatta appunto l’anima umana. Non a caso il trittico di Bosch è stato preso a modello dai surrealisti (sopratutto Dalì): Guardare Bosch è come attingere a un libro dei sogni, un dizionario universale di umanità, di vizi e virtù ma allo stesso tempo, indugiare sui particolari dei volti, dei paesaggi, delle costruzioni, delle vegetazioni e degli oggetti, mi riporta a un tipo di “immedesimazione cinematografica” in cui si viene percettivamente assorbiti da una storia con i suoi personaggi e le sue ambientazioni, spesso fantastiche e allo stesso tempo realisticamente quotidiane.  Bosch è stato un innovatore ma soprattutto un artista molto diverso da tutti gli altri del suo tempo, talmente diverso che forse, oggi, per lo stesso motivo l’avremmo etichettato come un affascinante “outsider”.

 

 

 

Immagini da/ Wikipedia-  zebrart.it  –  arttrip.it